Zeit  4 Stunden 46 Minuten

Koordinaten 2747

Hochgeladen 23. Dezember 2016

Aufgezeichnet Dezember 2016

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753 m
80 m
0
4,1
8,2
16,45 km

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bei Case Soprane, Liguria (Italia)

Il sentiero deve il nome al fatto che all’inizio del secolo, per la necessità di avere acqua nel ponente genovese, fu necessario progettare un acquedotto in galleria imbrigliando le acque del torrente Lerca e Negrone. Per la realizzazione del progetto fu necessario realizzare un sentiero da parte dell’Ingegnere del cantiere per permettere gli spostamenti da una valle all’altra della zona in modo di agevolare il lavoro. I lavori di costruzione non furono mai realizzati a causa dei contadini locali che si opposero. In seguito quest’ultimi iniziarono a chiamarlo Sentiero dell’Ingegnere. L'intero percorso è su sentiero ben segnato, in ambiente isolato (direi selvaggio), ricco di rii con un acqua cristallina. Si snoda tra paesaggi agricoli, macchia mediterranea e boschi di pino nero, con scorci che si aprono su gole inaccessibili, pareti a strapiombo e pietraie. Lasciata l’auto nei pressi del tornante dopo la località Motta, si arriva alle case sparse di Località Campo. (150 m) e si segue una strada sterrata, contrassegnata da una I in campo bianco, che sale verso destra lasciandosi alle spalle il dolce paesaggio agricolo per addentrarsi nell’ambiente tipico della macchia mediterranea. Dopo alcuni tornanti, tralasciata la diramazione che porta al Monte Argentea contrassegnato da una Stella Bianca, poco più avanti si imbocca sulla destra un sentiero che sale rapidamente, contrassegnato da una I su Sfondo Bianco. In questo tratto i due segnavia si accavallano, per separarsi definitivamente poco dopo, in località Ciazubellu. Si continua in leggera salita su una bella mulattiera tra pini neri raggiungendo una polveriera del 1896, Casin de Ciassubellu, restaurata dai Volontari della Protezione Civile di Arenzano. (300 m) Il sentiero incontra rivi che scendono dalle pendici del Monte Argentea, come il rio L’Erbin e il rio Giassu de Vacche, che sfocia nel torrente Lerone nei pressi di Ponte Negrone. Proseguendo, per una zona piuttosto selvaggiasi passa per Bricassu (monte cattivo) e Cu du Mundu (sedere del mondo). Poco prima del rio Cu du Mundu, il “Sentiero dell’Ingegnere” si sovrappone per un breve tratto al percorso naturalistico contraddistinto dal segnavia C5 (dal Passo du Figu alla Gua all’Omu), dal quale si separa dopo le “Pose du Campanin”, punto panoramico dove si trova anche una comoda panchina in legno. Da qui il sentiero principale inizia a scendere verso il fondovalle e raggiunge il rio Negrone….Noi proseguiamo a sinistra per il percorso con segnavia C5 per il Passo du Figu. Si attraversa prima il Rio du Môu presso una cascata (attenzione alle rocce viscide per via del salto sottostante) e, dopo pochi minuti, il più impetuoso Rio dei Guadi (breve corda fissa poco prima di scendere sul letto del corso d'acqua). Si riprende a salire dall'altra parte, sempre nel bosco, e si raggiunge la sommità del costone della Costa Guadi circa a metà del suo sviluppo, in questo tratto ampio ed alberato: una freccia di legno sulla sinistra e una scritta rossa su un masso ("Rio dei Guadi") indicano il punto dove abbandonare il sentiero.
Ci si inerpica per una labile traccia a sinistra, rimanendo sul versante del Rio dei Guadi, uscendo in breve nella piccola radura dove sorge il bel Ricovero Sambuco. (465 m) (completamente ristrutturato di recente) All'estremità opposta della radura si prosegue lungo vaghe tracce (tacche rosse sbiadite) che risalgono il bosco in diagonale costeggiata verso destra una barriera di cespugli, si raggiunge una selletta erbosa, nuovamente nel solco principale del Vallone dei Guadi. Trascurando la traccia che scende oltre la sella, diretta al rio, si prosegue per qualche decina di metri lungo una traccia a mezza costa, in salita, per poi abbandonarla e risalire a destra il breve ma ripido pendio boscoso che consente di raggiungere la base delle rocce della Costa dei Guadi. Si continua ancora a salire ripidamente per tornanti fino a raggiungere il percorso con segnavia A. Si segue il sentiero A verso destra, dapprima in leggerissima salita, poi in piano. Alternando panoramici tratti scoperti ad altri in un fresco bosco, si prosegue a mezza costa, si supera il modesto Rio da Zinzæa (pochi metri prima del rio stacca a sinistra la labilissima traccia per il Baro da Zinzæa) e, aggirato un nuovo costone, si incontra lo stacco a destra del "Sentiero di Rocca Spaccà. Si prosegue sempre per il tracciato con segnavia A fino ad incontrare il raccordo a sinistra che porta alla Casa Gava. Si arriva quindi sul lungo dove appare alla vista la Ca da Gava (735 m). Il piccolo rifugio è sempre aperto e offre un utile riparo in caso di freddo e maltempo o un momento di riposo sulla panchina nella bella stagione. Pochi metri più in basso si trova una piccola sorgente. Dopo una breve sosta si percorrono ancora alcune decine di metri e si arriva sulla sella erbosa del Passo della Gava (752 m) che offre ampi panorami sui monti e sulle vallate circostanti. Il Passo della Gava tra le valli Lerone e Cerusa era un antico incrocio di mulattiere di collegamento tra Arenzano, Voltri e la Valle dell’Orba e non era raro incontrare lunghe file di muli carichi di merci, composte anche da 1000 animali. Dal rifugio si ritorna per la larga carrareccia in discesa che, passando a Nord del Bric Gavetta, passa vicino alla costruzione in pietre del Mulinello con i resti di un argano e subito dopo al Ricovero Beppillo. Continuando per la comoda sterrata si raggiunge il Pràu Lisëu. (593 m) e subito dopo, nei pressi del primo tornante a sinistra, si prende per una scorciatoia che porta all’inizio del sentiero G4 alla destra. Seguendo quest’ultimo il percorso porta dapprima al Riparo Cianella, (420 m) passa per l’area picnic del Castagno (325 m) per raggiungere il sentiero C1 nei pressi del Ponte Negrone. (176 m) Il ponte, molto antico, attraversa una profonda gola rocciosa, proprio nel punto in cui si uniscono i corsi dei torrenti Leone (a destra) e Negrone (a sinistra) per formare il Lerone. Anticamente, da qui iniziava il lungo acquedotto che portava l'acqua potabile ad Arenzàno (il ponte è costruito su "due piani", con quello inferiore coperto ed originariamente destinato a convogliare le acque, sul modello degli acquedotti romani). Il comodo sentiero riprende in direzione Sud il suo andamento pianeggiante, ancora alto sulla sinistra idrografica del torrente Lerone fino alla svolta a sinistra per scendere con alcuni tornanti al ponte di pietre e legno che lo attraversa per la sponda destra. Si segue nel bosco il fianco del torrente fino alla radura prativa Cian da Nave e, proseguendo quasi in piano, fino alle prime case di Campo.

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