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bei Marmentino, Lombardia (Italia)

Il Castello della Pena è una di quelle cime alle quali non si fa praticamente caso. Percorrendo la Valle Trompia nel tratto appena sopra l'abitato di Marcheno diventa una presenza costante e ben riconoscibile grazie alla presenza, sul versante visibile, di un traliccio di notevoli dimensioni. Un bel giorno mi sono chiesto quale fosse il nome di quella montagna e come si potesse raggiungere visto il suo aspetto severo e minaccioso.

Ho consultato innanzitutto la mappa dei sentieri scoprendo che si trattava del Monte Castello della Pena e che era raggiungibile attraverso un sentiero CAI. Una breve ricerca on-line ha stimolato la mia curiosità, merito delle numerose leggende legate a questa località. Si parla della presenza di streghe che si rifugiavano nella zona, si dice che fosse una colonia penale romana e chi più ne ha più ne metta. Anche il vicino Castello dell'Asino non è esente da mistero: sembra che il nome derivi da una tradizione che portava gli abitanti del luogo ad indossare maschere a forma di asino per ricordare l'animale che contribuì a riscaldare Gesù appena nato.

Decido quindi che vale la pena spendere un paio di ore per una visita e di buon mattino raggiungo Marmentino dove parcheggio in prossimità del Municipio. Aggiro l'edificio principale lungo Via Dosso ed individuo il cartello che indica l'accesso al sentiero 334. Proseguo lungo una comoda mulattiera che sale dolcemente penetrando nel bosco, la fresca brezza mattutina rende particolarmente piacevole questo primo tratto di ascesa. Supero alcuni tornanti ed attraverso un primo roccolo di caccia dove mi soffermo per qualche minuto con il proprietario, mi rimetto in cammino e raggiungo un bivio dove trovo le indicazioni per il Monte dell'Asino.

Decido di effettuare subito questa prima tappa anche se inizialmente pensavo di farlo durante la discesa e giungo ben presto sulla sommità dove trovo un enorme traliccio per le telecomunicazioni. La fitta vegetazione non consente di vedere più di tanto, ritorno quindi al bivio per proseguire verso la meta principale. L'escursione inizia ora a farsi interessante: esco dal bosco e mi godo il primo sole del mattino percorrendo un sentiero che attraversa il versante del monte per poi portarsi in cresta. Raggiungo un sella erbosa che separa le due vallate in prossimità di un capanno di caccia davvero ben tenuto ed integrato nel paesaggio.

L'erba è molto umida a causa della rugiada e la traccia si restringe. Devo prestare molta attenzione a non scivolare anche se è bene evidenziare che non vi sono punti realmente pericolosi o tecnicamente impegnativi. Raggiungo l'erto pendio finale con leggera esposizione, supero qualche roccia e mi addentro nella cima boschiva dove appare la particolare Croce di vetta, anticipata da un piccolo altare di cemento. E' il momento di fare colazione e di osservare le montagne circostanti, peccato solo per la presenza di una fitta vegetazione che riduce la visuale e che toglie un po quella sensazione di montagna.

Osservando il panorama alla mia destra posso facilmente scorgere il Muffetto, Monte Campione, il Colle di San Zeno e le Colombine. Dall'altro lato invece ecco le montagne della mia Lodrino viste dal versante posteriore. Spicca poi il vicino Monte Ario, una meta sempre piacevole da raggiungere. Mi incammino quindi per affrontare il rientro percorrendo lo stesso percorso a ritroso: mi godo intensamente ogni singolo passo illuminato da un sole sempre più intenso che mi dona nuova energia per affrontare la giornata.

E' ora di tornare a casa e di andare al lavoro, in attesa della prossima salita!

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